Di Michela Murgia
123 pagine
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Non è un libro di recentissima uscita, ma merita comunque attenzione.
Breve ma efficace, spiritoso e ironico, eppure graffiante. Una irriverente e allo stesso tempo garbata critica verso il mondo dei call-center e le terribili regole che lo governano, e un attacco non troppo polemico al precariato, amministrato dai micidiali contratti a progetto.
Il mondo si rovescia, il mondo va al contrario. Non c’è altra spiegazione per giustificare il fatto che una ragazza, laureata con il massimo dei voti, si ritrovi a fare da supporto telefonico acchiappa-appuntamenti a un venditore di aspirapolveri.
Lavoro poco dignitoso, perché consiste nel millantare doti miracolose di un elettrodomestico il cui prezzo sfora i limiti del furto, ed è una vendita-raggiro, effettuata solo grazie alle doti imbonitorie della telefonista prima e del venditore poi.
Ma la cosa più fantastica è la retribuzione. La domanda sorge spontanea: come reagirebbero vedendo questi trattamenti gli operai, i sindacalisti che in epoca post-rivoluzione industriale si sono battuti per ottenere indennità di malattia, festività retribuite, ferie? Perché questi magnifici contratti non prevedono nulla di tutto ciò, solo un meraviglioso corrispettivo a chiamata. Con tanto di bonus per appuntamento fissato. La paga, insomma, non è oraria ma a cottimo. Scandaloso, a dir poco. Per non parlare di diritti della madre lavoratrice. Inesistenti.
La voce narrante, Camilla, giovane laureata di belle speranze, si muove attraverso questo sistema dalla tecnologia modernissima ma governato da principi arcaici, all’insegna di uno sfruttamento che sfiora la schiavitù. Ma la rabbia, la polemica si percepiscono solo a titolo di sottotesto: è come se Camilla, come una sorta di moderna Alice, sgranasse gli occhi perplessa davanti alle evidenti assurdità che le si parano davanti, elaborando nel contempo un piano che le consenta di sopravvivere.
Un ironico attacco alle contraddizioni del nostro tempo?
Una denuncia allo sfruttamento dei lavoratori precari?
Un manuale di sopravvivenza?
Tutte queste cose insieme? Unica certezza: una situazione lavorativa di questo tipo non la si augura a nessuno. E, se proprio a qualche malcapitato capita di avervi a che fare, l’unico augurio possibile è che sia per poco tempo.
