Il mio racconto dell’anno scorso. Quest’anno, parteciperò sul posto!
Fu la musica a svegliarlo. Apri` gli occhi e si guardo` intorno sconcertato. Era sdraiato sul pavimento di un’ osteria dalle volte altissime, di pietra, con bottiglie, bottiglie e ancora bottiglie, un clima fresco da cantina, le luci basse.
Solo, non ricordava di esserci mai entrato. Anzi. Non ricordava proprio nulla. Il suo passato recente. Il suo passato remoto. Neppure il suo nome. Niente finestre, in quell’osteria. Solo una scala che portava di sopra.
Si rizzo` in piedi. E si senti` raggelare. C’era un uomo disteso per terra, faccia in giu`, al centro del locale. Al suo fianco, una bottiglia rotta.
Dietro il bancone una ragazza. Aveva il costume di Wonder Woman, era legata a una sedia e imbavagliata, gli occhi chiusi. Forse dormiva, forse era svenuta, forse era morta.
Dalla radio usciva una canzone di Vasco Rossi. Diceva: “…Io sono ancora qua, eh gia’!”.
In quel momento senti` i passi sulle scale. E il senso di gelo provato poco prima, nell’attimo in cui vide l’uomo riverso nel proprio sangue, fu nulla in confronto a quello che provo` quando i passi cessarono e una figura, anch’essa in costume, apparse in fondo alle scale. La figura intono` a sua volta la stessa canzone: “Sono ancora qua… eh gia`… SONO ANCORA QUA”. Se non fosse stato per il timbro di voce, indubbiamente maschile, sarebbe stato impossibile capire se si fosse trattato di un uomo o di una donna. L’ individuo era mascherato da Joker, il cattivo a due facce dei fumetti di Batman.
La canzone era finita, ma lui ripete`, ancora una volta: “Sono ancora qua”.
Il ragazzo, sempre piu` spaventato, aveva appena scoperto di essere debolissimo e non riuscire a reggersi in piedi. “Maledetto” penso` “deve avermi drogato. Chissa` con quale cazzo di porcheria, per avermi ridotto cosi`. Non so chi sono, da dove vengo ne` tantomeno che ci faccio in questo posto. E sto di merda. Non riesco a rimanere in piedi per piu` di tre secondi, ho la nausea e un mal di testa terribile”.
Al ragazzo non rimase che osservare Joker che percorreva il locale avanti e indietro, facendo volteggiare il mantello.
“Sono ancora qua” disse di nuovo. E aggiunse: “Non sono una dannata leggenda urbana. Anni fa, tutti parlavano dello stupratore mascherato da personaggio dei fumetti, ma nessuno aveva realmente paura di me. Il fatto era che nessuna delle mie vittime, che imbottivo di droga come quaglie ripiene, fosse poi in grado di ricordare con precisione. Si risvegliavano, legate e imbavagliate, e talmente fuori fase da non ricordare nemmeno il proprio nome. Che diavolo ci facessero abbigliate da Catwoman o da Wonderwoman era un mistero. Poi successero due fatti: il primo fu che una volta commisi l’errore di fare la festa a una pignolina del cavolo, la quale ebbe la brillante idea di sporgere denuncia come vittima di violenza subita da ignoti. Una visita di un ginecologo confermo` il recente rapporto sessuale. Il secondo fu che, poco tempo dopo, qualcuno denuncio` alle autorita` di aver visto una figura mascherata scavalcare il davanzale di una finestra e dileguarsi nella notte. Leggendo queste notizie sui giornali, pensai fosse il caso di sospendere per un po’ questa attivita` cosi` divertente e lasciare che le acque si calmassero. Nessuno mi aveva realmente mai visto in azione, da qui i contorni di leggenda. Leggenda sfumata nel grottesco, quando un fesso penso` bene di prendere spunto dalle mie imprese e, una sera, imbavaglio` e immobilizzo` al letto la fidanzata, dopo averle fatto indossare un costume da Catwoman. L’intento era quello di saltarle addosso vestito da Batman, ma un improvviso colpo della strega lo costrinse ad accasciarsi al suolo, piegato in due dal dolore. La fidanzata non poteva soccorrerlo, perche` era legata. Il bavaglio le impediva di chiamare aiuto. I flebili lamenti del povero Batman furono uditi dai vicini solo dopo molte ore.
Immaginare la scena di vedersi scoperti abbigliati come nemmeno a Carnevale, con il progetto di un gioco erotico miseramente sventato da un colpo della strega!
Ma questo episodio mi convinse ancora di piu` che fosse meglio sparire per un po`. La leggenda dello stupratore mascherato veniva sempre piu` spesso associata a quella del sempliciotto vestito da Batman, il quale oltretutto aveva dovuto pure spiegare alla moglie che diavolo stesse cercando di fare con una ragazza legata al letto. Le due storie, raccontate di bocca in bocca, si mescolavano e confondevano sempre di piu` tra loro, e la gente, che non chiede di meglio che di essere rassicurata, aveva finito per ricordare quella che pareva la versione ridicola dello stesso evento.
Ho atteso che la denuncia per stupro fosse archiviata per prescrizione e… Sono ancora qua!”.
Il lungo monologo era terminato, lasciando l’unico spettatore sempre piu` perplesso. La cosa piu` inquietante era non poter vedere se sotto la maschera si celasse un ghigno altrettanto sinistro. Il solo cercare di immaginare che diavolo di faccia potesse avere quel pazzo era piu`che sufficiente per terrorizzare il ragazzo che, impotente, realizzava di essere in grave pericolo, ma non vedeva via d’uscita. Pero` poteva prendere tempo. Quel tipo, svalvolato totale, pur essendo costretto a vivere nell`ombra, era, evidentemente, un esibizionista e, come tale, parlava volentieri di se` e delle sue imprese.
“Perche` stupri le donne? Non puoi corteggiarle come facciamo tutti? E, soprattutto, perche` quella messinscena dei travestimenti?”
“Le donne devono essere punite. Giustizia deve essere resa a chi, ai tempi della scuola, veniva deriso e chiamato ‘nerd’ da tutti. E da tutte. Mai che una volta andassi al cinema, o allo stadio, o a bere una birra. Sempre e solo attaccato a quei giornaletti. Anche i maschi che condividevano la mia passione, dopo un po’, avevano cominciato a guardarmi con sospetto. Con le femmine era tutt’altro paio di maniche. Nel senso che, per loro, io non esistevo proprio. Se poi cercavo di attaccare discorso, mi degnavano della considerazione che normalmente viene riservata a una gomma masticata sputata e spiaccicata per terra. Ero irrimediabilmente isolato, nessuno che fosse disposto a condividere il mio credo. Nei fumetti c’e` la verita`, c’e` la religione, c’e` il bene che trionfa sul male.
E avrei anche potuto accettare che tutto questo non venisse compreso da quelle maledette zucche vuote, se si fossero limitati a prendermi per il culo a parole. Ma poi ci fu quell’increscioso episodio. Un giorno rifiutai di passare un compito al piu` figo della classe, un bulletto dal fisico perfetto e il cervello di un moscerino narcotizzato, cosi` lui, per vendicarsi, mi sottrasse di nascosto tutti i fumetti che riusci` a trovare nel mio zaino. Non contento, mi obbligo` a seguirlo nel campo da calcio della parrocchia, dove mi lego` a una delle porte. Non potendo disporre degli strumenti rifiniti di filo spinato del film Arancia Meccanica, ordino` ad un altro energumeno della nostra scuola di impedirmi di chiudere gli occhi e, mentre quello obbediva tirandomi le palpebre verso l’alto e la pelle al di sotto degli occhi verso il basso, il bulletto scemo pisciava sui MIEI fumetti. Sei giornalini venivano irrimediabilmente rovinati davanti ai miei occhi. Sacrilegio. Scempio. Il tutto tra le risate del resto della classe, maschi E femmine, appollaiati sulle panche della tribuna. Una ginocchiata nelle palle da parte del microcefalo a completare l’opera.
Capito, piccolo miscredente, perche` devo fare giustizia? La mia prima vittima fu la moglie del palestrato mononeurone, a seguire le compagne del liceo che risero di me, quel giorno.
Poi c’e` stata la sospensione dell’attivita`, e ora che sono tornato e sono passati tanti anni, il pensiero di scoparmi una vecchia carampana di moglie di un mio vecchio nemico non mi attira poi piu` di tanto… cosi`, punto diritto alle figlie, ormai abbastanza grandi. Del resto, un costume da super-eroina sta decisamente meglio ad una diciottenne che ad una quarantenne.
Questa che vedi legata dietro il bancone, per esempio, e` Arianna, la figlia di quello che mi teneva aperti gli occhi mentre il capobanda mi pisciava sui giornalini.
Da un po’ le faccio la posta e recentemente ho scoperto che lavora qui come cameriera. Ho studiato le sue abitudini e, una volta appreso che e` solita fermarsi a riordinare dopo l’orario di chiusura, ho deciso di agire! Cosi` stanotte sono entrato mentre lei finiva di caricare la lavastoviglie e ho insistito un po’ per farmi dare un fiasco di Sangiovese. Poi l’ho convinta ad accettare il bicchierino della staffa e le ho versato un po’ di vino, a cui ho mescolato una dose della mia polverina magica. Stava andando tutto cosi` bene… dovevate proprio arrivare voi a rompermi le uova nel paniere?”
Il ragazzo ha ascolto`, esterrefatto, il lungo monologo di quel tipo sciroccato, dal quale si evincevano concetti di “religione” e di “giustizia” totalmente distorti da una morale che pareva costruita all’insegna del “mandiamo il senso della realta` affanculo per sempre”.
Il ragazzo non ricordava assolutamente nulla, ma non aveva bisogno di chiedere.
Il matto prosegui`:”Tu e il tuo amico di sicuro siete clienti abituali, perche`, passando, avete notato un’auto diversa da quella della ragazza, cosi` avete deciso di entrare a bere qualcosa, pensando che il locale fosse ancora aperto. Non ho potuto far altro che buon viso a cattivo gioco, offrendo anche a voi un po’ di vino dal mio fiasco. Mi sarei poi limitato a legarvi come salami, per poter fare indisturbato la festa alla vostra amica mentre tutti sareste stati addormentati. Ma qualcosa e` andato storto. Il tuo amico non ha bevuto”.
Qualcosa prese lentamente forma nella mente del ragazzo.
“Il mio amico” Lui non ricordava nulla, ma non occorreva memoria per capire che l’uomo che giaceva a terra, probabilmente sgozzato da una bottiglia rotta, era proprio il suo amico, colpevole solo di essersi trovato al posto sbagliato al momento sbagliato. E, per non aver voluto bere, era stato ucciso da uno squilibrato che credeva che i fumetti avessero la proprieta` di fare da spartiacque tra il bene e il male.
“Ora tu guarderai mentre io mi scopo la ragazza, poi uccidero` anche te”, prosegui` il pazzo furioso, prendendo la rincorsa per saltare al di la` del bancone, deciso ad avventarsi sulla ragazza addormentata. Ma accadde qualcosa di strano all’atletico Joker, che stramazzo` all’improvviso a terra, contorcendosi dal dolore. “La schiena” gemette “aiuto, non sento piu` la schienaaa”.
Ancora qua. Dopo tanti anni, provvidenziale, il colpo della strega, a confondere di nuovo maniaco e fessacchiotto in una sola persona, messa fuori combattimento dalla propria leggenda.
Pian piano, il ragazzo recupero` un po’ di forze, quelle che gli bastavano per avvicinarsi al maniaco e cercare di immobilizzarlo. Errore. Il fulminato aveva in tasca un coltello a serramanico e i riflessi del ragazzo erano ancora intorpiditi dalla droga. La lama scatto` in direzione del ventre del malcapitato, andando a conficcarsi… nella fibbia enorme, tamarra della cintura anni ’70. Benedetta la musica vintage del giovedi` sera e i vestiti a tema.
Il ragazzo, sempre piu` padrone dei propri movimenti, afferro` un coccio di vetro, e lo conficco` nel torace del malato di mente.
Poi, mentre il sangue continuava a sgorgare, versandosi copioso sul pavimento, ando` a slegare la ragazza.
Lei, che non si era svegliata con tutto il baccano che era stato fatto fino a quel momento, si desto` al semplice tocco della mano del ragazzo.
“Ciao” gli disse con naturalezza. Allora era vero: si conoscevano.
“Uh, che casino! Ma che e` successo? Perche` tutto quel sangue?”
“Non sono sicuro di aver capito tutto, ma eravamo caduti in mano a un maniaco, che ci ha drogati. Voleva violentare te e uccidere me, per una specie di faida fra lui, tuo padre, altri suoi ex-compagni di liceo e gli eroi dei fumetti. Anzi, forse e` meglio chiamare la polizia”.
Mentre aspettavano l’arrivo della forza pubblica, il ragazzo si senti` invadere dall’ansia. Non pote` fare a meno di esprimere ad alta voce la propria preoccupazione per l’interrogatorio che avrebbe dovuto sostenere per la presenza dei due cadaveri, e per la memoria che ancora non tornava.
La ragazza gli offri` allora da bere, invitandolo alla serenita`.
“Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’e` certezza”. Cito`.
Non seppe mai se fu un’improvvisa associazione di idee, o se i fumi della droga avessero scelto proprio quel momento per iniziare a diradarsi.
“Lorenzo”. Ricordo` all’improvviso. Mi chiamo Lorenzo. Come il Magnifico.