Un ombrello per le anguille

Un ombrello per le anguille
Di Michele Marziani
126 pagine – Guido Tommasi Editore

Negli anni 70, a casa, ogni venerdì, a cena, pesce. Non di mare: rigorosamente di acqua dolce. E mai che sia stato acquistato in pescheria: un amico di papà aveva la passione per la pesca e regalava volentieri il pescato. Ogni settimana, al primo boccone, non potevo fare a meno di pensare al signor William e di chiedermi chi mai glielo facesse fare di trascorrere la domenica in solitudine, con i piedi a mollo nell’acqua (va bene, esistono gli stivaloni, ma non dev’essere comunque il top della comodità), mentre gli amici erano al bar, a giocare a carte e a commentare i risultati di calcio.
A volte ci rifilava un pesce di cui non ricordo il nome, pieno di spine. “E soprattutto, non potrebbe tenerseli, i suoi pesci, il signor William?” pensavo, cercando di evitare di mettere in bocca le spine traditrici, sottili e trasparenti.
Ad un certo punto, il signor William ha smesso di andare a pesce e io di rimuginare sulle mie domande senza risposta. Fino a quando non ho letto “Un ombrello per le anguille”. Non un romanzo e nemmeno un noioso manuale di pesca, ma una raccolta di racconti e memorie, aneddoti che parlano di pesca ma non solo: raccontano la vita.
Perché dietro quelli che sembrano semplici gesti come preparare la canna, sistemare l’esca, lanciare e attendere ci sono emozioni che non avrei mai sospettato. La scoperta della passione, attraverso i racconti dei più anziani, la ricerca dei luoghi più adatti, la preparazione del materiale al meglio, facendo tesoro dell’esperienza trasmessa dai più esperti. C’è emozione anche nell’attesa. Perché è un continuo dialogo con la natura, in uno scambio che arricchisce. E quando l’uomo si arricchisce, migliora anche nei rapporti con i propri simili.
Vero, il pesce è buono anche da mangiare. Ma, dopo aver sistemato l’anguilla in un ombrello capovolto per farla stare comoda, il signor William avrà davvero voglia di mangiarla?

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